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U come UNITI-MA-DISTANTI- Diario di una Q.U.A.R.A.N.T.E.N.A.

Sapete cos’è un ossimoro?

Un ossimoro è una figura retorica che in linguistica di usa quando si accosta, nella medesima frase, parole che esprimono concetti contrari.

Ecco, questa quarantena ha fatto emergere un ossimoro: uniti ma distanti.

Una delle prime restrizioni che stiamo tutti vivendo è questa dell’auto-isolamento in casa, della perdita di ogni forma di contatto sociale, di ogni relazione, anche intima, anche familiare. Il nemico invisibile può essere in ognuno di noi, e paradossalmente il voler bene ai nostri amici e parenti è il primo motivo per cui ci allontaniamo da loro: ti lascio perchè ti amo troppo!

E in questa situazione unica nella storia e davvero paradossale, abbiamo assistito ad un fenomeno incredibile: l’unità nazionale!

Dite quello che volete, anche che ad una certa non se ne poteva più, ma quanto è stato bello, tragicamente, pateticamente, emotivamente bello, la prima settimana cantare tutti insieme fuori dai balconi! Che sensazione di uguaglianza, parità finalmente da Nord a Sud, che abbiamo provato!

Quante le catene che giravano via whatsapp e quegli appuntamenti che alle 18 sono stati attesi e vissuti tra le note dell’Inno nazionale ufficiale, e quello ufficioso (Volare, ooh)!

E poi le campagne di raccolta fondi che sono partite: “tutti ad aiutare l’ospedale di Milano!! ” e tutti che sganciavano quattrini per Milano… “Ora tutti a Bergamo!” e giù, bonifici per Bergamo! Poi Firenze, Bologna, Ancona, Canicattì, ovunque, l’ Italia intera in una gara di solidarietà!

Sapete cosa ho notato?

Che come togli la libertà a qualcuno di fare qualcosa, questa cosa diventa INDISPENSABILE! Un po’ come un bambino: se gli dici che quella cosa è vietata, sta pur certo che vorrà solo quella! Un po’ come Adamo ed Eva, e l’unico frutto che non poterono mangiare…

Per esempio:

Io, nella mia normalità, passo settimane intere a volte senza sentire ne vedere i miei, se non tramite qualche messaggio volante su whatsapp (babbo, mamma, vi voglio bene!), eppure quella prima settimana era VITALE video-chiamarli pranzo, cena e colazione.

C’è gente che ancora non sa neanche quanti appartamenti ha il suo condominio ma in quella prima settimana, puoi scommetterci, si affacciava puntuale dal balcone e contava tutti i visi dei vicini, per vedere se davvero c’erano tutti, a cantare!

Nel mondo normale quante volte, in televisione, ci propinano raccolte fondi per bambini africani, malati, ricerche contro le malattie, eppure ci passano così, distrattamente davanti a nostri occhi, ma distanti dal nostro cuore, come se quelle, per qualcuno umano come noi, non fossero comunque emergenze.

Nel momento in cui qualcuno mi ha tolto la libertà di scegliere quando e con chi avere rapporti sociali, in quel momento, mi sono accorta davvero dei miei amici, dei miei parenti, dei miei vicini, dei più bisognosi che ogni giorno ho avuto con me. Prima dov’erano? Prima dov’ero?

Che ossimoro questa vita!

Ora penso che ci troviamo davanti a due possibilità, e penso anche che abbiamo abbastanza tempo tutti per rifletterci sopra e fare la nostra scelta: o tutto ciò diventa un piccolo miracolo sociale oppure non è stato altro che un capriccio del proprio egoismo!

O decido di rimanere aperta, sensibile, unita con il mondo anche dopo, quando l’emergenza sarà finita oppure tutto quello che ho fatto, che ho cantato, che ho sbandierato ai quattro post non sarà stato altro che un usare gli altri per sentirmi meno sola e abbandonata.

Io voglio credere che la bellezza di cose inaspettate sia segno di un miracolo intimo e silenzioso.

E tu?